Demma, Lorenzo
Università di Roma Tor Vergata, Italy
lorenzo.demma.99@gmail.com
Silvi, Daniele
Università di Roma Tor Vergata, Italy
d.silvi@me.com
Peroni, Emanuele
Università di Roma Tor Vergata, Italy
eperoni76@gmail.com
Nel 1950 Alan Turing scrive un articolo in cui si interroga sull'intelligenza artificiale. Questo dibattito è ancora in corso, in parte per la difficoltà di definire il concetto di “intelligenza umana" e in parte, e di conseguenza, per la simile difficoltà nel definire quello di "intelligenza artificiale". Partendo dall’affermazione di Turing:
Propongo di considerare la domanda:" Le macchine possono pensare? " Questo dovrebbe iniziare con le definizioni del significato dei termini macchina e pensare. [Turing 1950: 1]
in questo poster vogliamo offrire gli strumenti per una riflessione filosofica sull'attività simbolica del pensiero umano e sulla sua capacità di creare connessioni tra simboli, confrontandola con la stessa funzione di un computer, per capire se è possibile che l'intelligenza artificiale possa avere anche capacità creative. Inoltre discuteremo, alla luce della critica filosofica e letteraria contemporanea, se ciò sia eticamente accettabile. Per perseguire questi due obiettivi, il nostro poster offrirà sia una parte informativa sulle tesi e sugli esperimenti fatti in merito all’argomento trattato, sia una parte interattiva per stimolare la discussione con il pubblico.
La nostra posizione è orientata a non separare la creatività dall'intelligenza ma ad ammettere che una macchina possa scrivere "intelligentemente" una poesia o un romanzo in modo creativo, ma senza quella capacità di creare una connessione interna di simboli che è propria dell’uomo e che gli permette di cogliere affinità e connessioni dove normalmente non ci sarebbero. Ancora di più, questa facoltà appartiene a poeti e scrittori, che fanno da ponte tra un mondo di idee e un mondo sensibile, attraverso strumenti di ricodifica e associazioni simboliche che non sono comuni. Chiameremo questo atteggiamento "capacità di rompere gli schemi", in opposizione alla natura algoritmica di qualsiasi forma di intelligenza artificiale finora ipotizzata, una sorta di nuovo clinamen epicureo. La nostra intenzione è quella di stimolare i partecipanti su un tipo di test di Turing inverso, cioè verificare attraverso una serie di domande ed esperienze, se testare la macchina equivalga – e in che misura – a testare l’interrogante. In altre parole se tramite il Test di Turing, la ricerca delle evidenze riguardo all’“inner information processes” della macchina non sia un test dei processi intellettivi e immaginativi dell’uomo stesso fino a giungere a conclusioni come quella di Brooks: “intelligence is in the eye of the observer” (Brooks 1995).
Nel poster discuteremo la nostra posizione in merito alla questione se abbia senso parlare di creatività artificiale e se una poesia scritta da un agente artificiale abbia piena dignità alla luce della storia dell'intelligenza artificiale e della cibernetica.
Esporremo sinotticamente le tesi esistenti sull’argomento, partendo dalle Macy’s Conferences ed arrivando ai giorni nostri, cercando di far emergere luci ed ombre del lungo dibattito.
Nella parte di coinvolgimento interattivo, proporremo a chi interverrà una discussione per sondare il rapporto – se esiste – tra intelligenza e creatività: alimentando alcune domande, alla luce dei materiali che forniremo e presentando anche un questionario i cui risultati saranno ulteriormente discussi al termine della conferenza stessa. Alcuni degli interrogativi su cui ci preme stimolare le reazioni altrui sono: È possibile associare una macchina che gioca a scacchi (già esistente) a una macchina che scrive la poesia (ipotizzabile)? Le due cose sono divise o no (creatività ed intelligenza)?
Il nostro intento è quello di ipotizzare, insieme ai partecipanti, un nuovo (inverso) Test di Turing per circoscrivere le caratteristiche dell’intelligenza umana, che rimane il problema principale. Cercheremo di far emergere i processi che ci sono dietro il meccanismo del riconoscimento della macchina come tale, dal momento che già nella prima versione dell’imitation game di Turing, la risposta di chi interrogava la macchina era cruciale (Proudfoot 2013). Di conseguenza ci chiediamo: la capacità di creazione poetica pertiene ad un processo emozionale, piuttosto che di intelligenza matematica? (Turing 1948) Se le cose stanno così, per capire la natura e i confini del Postumano dobbiamo ancora ripensare la natura dell’umano e metterci di fronte alla macchina come se fossimo davanti ad uno specchio? (Hayles 1999).
Il consesso della conferenza ci appare il luogo naturale per proporre una simile attività, proprio come nel corso delle Macy’s Conferences, ed esattamente come allora con il contributo di studiosi appartenenti ai più svariati campi disciplinari.