Nuove Sfide per le Discipline Umanistiche Digitali: Come riconciliare la ricerca accademica e la fruizione culturale

Federici, Angelica
Università degli Studi di Roma Tre, Italy
angelica.federici@uniroma3.it

Cirnigliaro, Giuditta
Università degli Studi di Roma Tre, Italy
giuditta.cirnigliaro@uniroma3.it

Le Digital Humanities hanno lanciato diverse sfide all’interno delle discipline umanistiche, applicando metodologie interdisciplinari e al contempo favorendo l’utilizzo di inediti strumenti d’indagine con l’esito di delineare il proprio ruolo all'interno del mondo accademico. Di conseguenza, gli umanisti sono stati costretti a confrontarsi in modo nuovo rispetto ai propri oggetti di studio (Bohrer 2002; Benjamin 2008). L'ampia varietà di pratiche di ricerca descritte come Digital Humanities è unificata dall’enfasi comune sui principi di creazione, connessione, interpretazione e collaborazione. Nell'ultimo decennio il rapporto tra tecnologia e scienze umane è cresciuto notevolmente trasformandosi in una sorta di simbiosi (Soncini 2008; Pinotti 2016). L’affermarsi del digitale in campo umanistico ha incoraggiato il mondo dei musei a rinnovarsi con progetti che hanno catalizzato il bisogno di inclusività e diffusione (per. es. DTC Lazio www.dtclazio.it). In tal modo viene preservata la memoria di siti inaccessibili, gravemente danneggiati, rimaneggiati oppure non più esistenti. Le pratiche curatoriali tendono ormai verso un approccio sensoriale ed esperienziale, ampliando le possibilità di fruizione in termini sinestetici o di esperienza estetica totalizzante (Antinucci 1997; Bonaccini 2011). La diffusione delle Digital Humanities ha infatti stimolato la trasformazione dei musei e favorito lo scambio culturale tra diversi ambiti di analisi (Bruseker-Carboni-Guillem 2017; Mitchell 2018).

Consapevole della capacità delle scienze umanistiche di evolversi come disciplina utilizzando le conoscenze tecnologiche per raggiungere un pubblico ampio e variegato, la comunità del Dipartimento di Scienze Umanistiche (DSU) dell'Università Roma Tre ha fondato nel 2018 il Gruppo di lavoro e il Laboratorio di Digital Humanities. Il Laboratorio di Digital Humanities (DH Lab) dell'Università Roma Tre combina nuovi approcci nel campo delle discipline umanistiche digitali con le indagini filologiche, storiche e artistiche tradizionali, con l’obiettivo di promuovere progetti di ricerca e proposte transdisciplinari che riflettano sulla relazione tra patrimonio culturale, ricerca universitaria e fruizione del sapere. Al contempo, il programma del Laboratorio mira alla sostenibilità attraverso il coinvolgimento di pubblici diversi, istituzioni museali e siti culturali, favorendo la fruizione dei propri prodotti digitali nell’ambito di molteplici enti e iniziative. Inoltre, attraverso la creazione di corsi di formazione come la Summer School Trasmissioni (https://multimedialitysummerschool.github.io/transmissions/Index.html) in programma per Settembre 2021, il laboratorio promuove la sinergia tra studenti e ricercatori, e l’apprendimento di sistemi di programmazione alla base dei progetti in corso. Partendo da tali presupposti, le attività intraprese all’interno del DH Lab si pongono queste sfide riflettendo con un approccio olistico sul ruolo dell’Informatica Umanistica sia in ambito accademico sia in ambito museale. Attraverso le Digital Humanities è possibile "rivelare" l’oggetto artistico attraverso la "messa in scena" del materiale esistente? Come le nuove tecnologie ci permettono di "ricostruire" qualcosa dell’esperienza originale del patrimonio artistico al fine di coinvolgere lo spettatore? In che modo proporre una riconciliazione tra questi due "poli"?

Il DH Lab sta attualmente sviluppando o partecipando a progetti di ricerca più ampi che si concentrano sulla creazione e presentazione delle risorse del patrimonio culturale a un pubblico più ampio, in collaborazione con importanti organizzazioni culturali e istituzioni museali, tra cui i progetti di ricerca Digital Humanities: vita monastica a Roma nel XIII e XIV secolo. Il complesso di S. Agnese fuori le mura in Virtual Reality e Digital Humanities e cultura visuale tra Quattro Cinquecento: il progetto LiLeo Beta Digital Edition per l’edizione digitale per le favole e gli emblemi di Leonardo. Questi progetti mostrano la capacità delle Digital Humanities di sfidare le discipline della storia dell'arte, degli studi curatoriali e della conservazione a impegnarsi con nuove metodologie interdisciplinari, tecnologie innovative e approcci originali alla pedagogia. 

Digital Humanities: vita monastica a Roma nel XIII e XIV secolo, promuove un approccio multidisciplinare con l’obiettivo di riconciliare la facies medievale del monastero di Sant’Agnese fuori le mura a Roma in una visione integrata di architettura, arredo liturgico e pittura. A partire dall’esperienza pionieristica del progetto Atlante percorsi visivi (La pittura medievale a Roma. 314-1431) a cura di Maria Andaloro, volto a ricontestualizzare pitture murali e mosaici nelle chiese di Roma con l'ausilio di planimetrie e viste assonometriche, ricreando contesti architettonici puntuali, questo studio aspira ad un’analisi spaziale precisa che oltrepassi il limite descrittivo delle riproduzioni fotografiche (Andaloro 2006; Bruzelius 1992; Bruzelius 1996). Combinando ricerca di archivio e studio delle strutture edilizie esistenti con la documentazione dei contesti attraverso la fotogrammetria e il rilievo laser scanner, l’obiettivo finale del progetto è quello di realizzare una modellizzazione 3D del monastero nella sua veste tardo medievale. Auspichiamo che in futuro questo strumento di indagine possa essere disponibile sia online sia all'interno della basilica e offrire un ulteriore supporto alla visita del monumento da parte di un pubblico non necessariamente specialistico. Inoltre, ci auguriamo che questo possa essere uno strumento didattico destinato alla valorizzazione del sito. A Firenze le Università di Cambridge e Exeter stanno conducendo una ricerca analoga con il progetto Hidden Florence in partenariato con il Getty Institute e il National Gallery di Londra nella chiesa di San Pier Maggiore. Mentre il WIRED Lab della Duke University, ormai da diversi anni sotto la guida di Caroline Bruzelius, dirige la ricostruzione e modellazione 3D di manufatti medievali nelle città di Napoli e Venezia. 

Il progetto LiLeo Beta Digital Edition per l’edizione digitale per le favole e gli emblemi di Leonardo intende mettere in luce l’interazione tra la componente testuale e quella visiva nei manoscritti di Leonardo, favorendo la visualizzazione simultanea e l’indagine di porzioni di diversi codici che presentano analogie tematiche, formali e concettuali (Barkan 2011; Zwijnenberg 1999; Cirnigliaro-Vecce 2019). Lo scopo del progetto consiste nella rappresentazione del rapporto tra testi e disegni (con attenzione alle fasi di scrittura e riscrittura, correzione, rielaborazione) attraverso la sperimentazione del linguaggio XML-TEI e degli strumenti open-source Omeka S e IIIF Project Mirador. Un modello esemplare per lo sviluppo del progetto dal punto di vista della trascrizione e della visualizzazione dei manoscritti è offerto dal database Petrarchive: An Edition of Petrarch’s Songbook, (https://dcl.ils.indiana.edu/petrarchive/), curato da H. Waney Storey, John A. Walsh e Isabella Magni presso l’Indiana University, Bloomington. Per quanto riguarda invece l’integrazione degli strumenti open-source relativi all’edizione, la collaborazione tra il laboratorio Old Books New Science e la University of Toronto Libraries ITS ha sviluppato alcune risorse fondamentali nell’ambito dell’iniziativa Digital Tools for Manuscript Studies (https://digitaltoolsmss.library.utoronto.ca/). Nel progetto di edizione sono coinvolti direttamente gli studenti che, oltre a dedicarsi alla raccolta dei dati e all’organizzazione delle immagini, si occupano della creazione dei file derivativi a partire dalle fonti originali e dei metadati relativi. LiLeo Beta Digital Edition accosta pertanto ricerca umanistica e tecnologia digitale al fine di implementare gli archivi leonardiani già esistenti e illustrare nuove prospettive di ricerca intertestuale e ipermediale nell’epoca moderna, attraverso un programma interdisciplinare e didattico che rende disponibili contenuti, risorse e strumenti di analisi scientifica a un ampio pubblico. 

L’attenzione verso l’intangibilità dei dati promossa dalle nuove tecnologie ha permesso alle Digital Humanities di rivoluzionare le ricerche incentrate sulla materialità del dato artistico. Gli studi umanistici e scientifici sono accomunati da una natura transdisciplinare che favorisce lo sviluppo di un insegnamento ubiquo e tecnologicamente avanzato. Riteniamo che i progetti in corso intrapresi presso il DH Lab dimostrino la capacità dell’Informatica Umanistica di intraprendere nuove sfide, sia per preservare il nostro patrimonio globale sia per renderlo maggiormente accessibile. Tali iniziative possono inoltre offrire da un punto di vista metodologico un supporto agli studi tradizionali basati sul dato conoscitivo e sullo stile, al fine di garantire una fruizione realmente inclusiva e sostenibile (https://unric.org/it/agenda-2030/).

Appendix A

Bibliografía
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