Gli archivi dimenticati di Recanati: Stilometria e linguistica computazionale per le fonti leopardiane

Silvi, Daniele
Università di Roma "Tor Vergata", Italy
d.silvi@me.com

Demma, Lorenzo
Università di Roma "Tor Vergata", Italy
lorenzo.demma.99@gmail.com

Table of contents

1. Introduzione

Nell’ampio panorama costituito dalle Digital Humanities, le modalità applicative e le declinazioni metodologiche, costituiscono un microcosmo altrettanto vasto e articolato. La stessa natura della disciplina costringe, ogni volta che si sviluppi un caso concreto, al ripensamento o all’invenzione di metodologie, approcci, modelli, strumenti, e così via (Moretti 2013). Questo vale sia sotto il profilo teorico che, ancor più, sotto il profilo tecnico e pratico. Occupandomi da venti anni di Linguistica computazionale ed avendo inoltre maturato una visione storica di tale disciplina, intendo proporre – a partire dalle origini e dagli intenti storici della Linguistica quantitativa (con la figura di Gustav Herdan) – una riflessione sulle attuali possibilità di questi metodi, ormai potenziati dallo sviluppo tecnologico. Perseguirò questo fine presentando un caso di studio da me sviluppato.

2. Gli archivi recanatesi e le fonti leopardiane

Una mia recente ricerca, condotta a Recanati nel luglio 2020 e 2021 insieme al cofirmatario di questo intervento, ha evidenziato non solo la ricchezza di materiali da analizzare e rileggere alla luce di una indagine sulle fonti del Leopardi satirico, ma anche l’urgenza della digitalizzazione di tale materiale, che giace perlopiù inutilizzato in archivi in parziale stato di abbandono.

Grazie ad uno studio accurato sul campo ho potuto rinvenire alcune delle presumibili fonti documentarie del poeta Giacomo Leopardi: archivi e collezioni cui egli poteva avere accesso e che con tutta probabilità effettivamente consultò.

L’assunto di partenza è stato chiedersi se la biblioteca paterna gli fosse sufficiente. La domanda è pertinente poiché individuare i connotati precisi di questo luogo significa ricostruire la parte più importante (ma non esclusiva) della prima giovinezza di Giacomo. Il catalogo della biblioteca fu pubblicato ad Ancona nel 1899 ma duole constatare che non è del tutto attendibile, mancando in esso numerosi testi pur presenti tra gli scaffali e mancando oltretutto l’indicazione delle edizioni e la data di acquisizione da parte di suo padre Monaldo stesso: per farsi un’idea di cosa effettivamente sia contenuto nella biblioteca di Palazzo Leopardi non si può fare a meno di visitare personalmente il posto e mettere mano ai libri (cosa non facile, causa la riservatezza dei Conti Leopardi).

Sostanzialmente Giacomo operò delle scelte precise su cosa leggere, quali libri attingere dalla biblioteca paterna e quali invece cercare al di fuori di essa. In questa scelta evidentemente si accorse di alcune lacune che funestavano la biblioteca del padre. Un luogo che di certo frequentò fu la biblioteca del seminario allora presente in Recanati. Don Francesco Serrano, suo insegnante di disegno, era il rettore di questo seminario e favorì l’accesso al giovane studente. Inoltre sempre nel seminario era insegnante di storia ecclesiastica Giuseppe Antonio Vogel, col quale Leopardi ebbe molti scambi culturali.

Rintracciare l’archivio del seminario di Recanati è dunque un passaggio fondamentale per lo studio delle fonti leopardiane. Il problema è che tale archivio, ad una prima indagine, sembrerebbe misteriosamente scomparso. Ma così non è. Si tratta di un archivio parzialmente abbandonato e mancante di una sistematica catalogazione che necessita diversi interventi di tipo informatico. Il lavoro più fecondo che si può condurre è quello di ritrovare tra i volumi di cui è costituito, quelli che Leopardi poté leggere.

3. L’applicazione della Stilometria

Proporrò dei casi di studio, da me condotti, all’intersezione tra filologia informatica, linguistica computazionale e archivistica, sul lessico leopardiano delle opere satiriche. Il lavoro è stato svolto per la gran parte, soprattutto sui materiali autografi cui ho avuto accesso nell’archivio di Padre Clemente Benedettucci (di cui posseggo i permessi di riproduzione). Durante la conferenza presenterò una parte dei casi di studio che ho isolato, pertanto verranno discusse tre metodologie di ricerca (con altrettante proprie finalità) e messe a confronto: 1) l’analisi quantitativa lessicografica di alcune opere leopardiane per studiarne le fonti (Hoover 2008); 2) l’analisi stilometrica condotta con metodi statistici (Zipf, indici di Herdann, Z-score, ecc.) uniti alle tabelle di una sperimentale “cluster analysis”; 3) Topic analysis di alcuni testi-chiave del Leopardi satirico. Le conclusioni saranno discusse alla luce dello stato dell’arte sui rispettivi temi. I percorsi di scrittura verranno evidenziati alla luce dei – probabili – percorsi di lettura, grazie all’individuazione dei temi e dei motivi che Leopardi riassunse e sublimò ma che, allo stato grezzo, ancora si trovano sepolti nei volumi degli archivi recanatesi (Blei 2013; Ciotti 2016).

Le opere leopardiane prese in esame sono le tre traduzioni della Batracomiomachia pseudo-omerica e i Paralipomeni della Batracomiomachia. Il mio focus si è concentrato dunque esclusivamente sull’aspetto del Leopardi satirico, tentando di risalire ai testi ispiratori che egli aveva a disposizione a Recanati (in particolare quelli dell’archivio del seminario) fintanto che vi rimase per il primo periodo, e cioè fino al febbraio 1823.

Il lavoro è stato organizzato sulla base di due metodologie di indagine, a conferma della assoluta possibilità di trovare elementi sempre nuovi di convergenza e integrazione delle metodologie di area umanistica e informatica.

Una prima parte del lavoro è stata svolta in loco per individuare la lista dei testi eroicomici del Seicento e della produzione estesa dei rispettivi autori, giungendo così ad un parziale catalogo del materiale da analizzare e di questo verrà dato conto durante la discussione del paper. Di fatto la catalogazione della biblioteca del Seminario e dell’archivio “Clemente Benedettucci” è molto vasta e darò conto solamente dei materiali ai quali il mio intervento si è per ora circoscritto, cioè la produzione secentesca e settecentesca. Della restante – enorme – collezione di testi darò conto in forma di grafici e tabelle, non potendo pubblicare i fogli che costituiscono l’inedito catalogo.

Si è poi proceduto alla creazione di un equivalente archivio digitale da cui poter estrarre dati da confrontarsi con la produzione leopardiana. Anche di questo verrà dato conto nella discussione. Infine sono stati applicati i tre diversi metodi di indagine stilometrica sopra descritti al medesimo materiale per confrontarne le convergenze.

Come ultimo tassello sono state rubricate (attraverso l’estrazione dei dati Xml) le varianti d’autore sulle diverse redazioni della Batracomiomachia, con risultati notevoli utili a sostenere la ricostruzione delle fonti. Infatti tutto il registro linguistico subisce, nel passaggio dal ’21 al ’26, un cambiamento radicale, in direzione di un linguaggio più “forte”, ficcante, pungente e “realistico”. Parole come “suggon” diventano “succian”, “forato e guasto” diviene “trasformato in un cencio”, “rosero il mio velo” diviene “me l’han rotto”, “la loro armata” muta in “quella marmaglia”, “distruggerem l’esercito nemico, né fia chi dal pantan faccia ritorno” che diventa “tutto quanto l’esercito nemico manderem senza sangue a la malora”, etc. Le preposizioni articolate subiscono diversi fenomeni di separazione nel passare dalla lezione del ’15 a quella del ’21: “sulla” diventa “su la”, “colla” diventa “con la”, “all’” diventa “a l’”, e così via. Un vero e proprio procedimento di revisione linguistica che rivela questa pratica non solo dell’“ultimo” Leopardi ma anche del Leopardi più giovane (Silvi 2017; Silvi 2018). L’elenco completo delle indagini linguistiche e i grafici dei risultati verranno compiutamente presentati in sede di discussione. Qui basti accennare come tutta l’ultima versione (1826) è più “leopardiana”, sia nello stile che nella scelta dei termini, ed è il segno di come il Poeta fosse divenuto, da traduttore, imitatore. Le varianti sono state codificate in Xml e organizzate in visioni sinottiche grazie a fogli di stile progettati per lo scopo.

Durante la discussione del paper verrano presentati i risultati di questo lungo lavoro di ricerca, che solo recentemente ha ricevuto l’impulso conclusivo. Potremmo così mostrare i tracciati di lettura di Leopardi e corredarli di tutte le prove e le evidenze linguistiche riscontrate.

4. Sviluppi futuri

Attraverso i risultati ottenuti con lo studio lessicografico e dei topic, è mia intenzione ricostruire un vero e proprio percorso di lettura del giovane poeta, e quindi anche del suo percorso di maturazione poetica, nel trasferire queste letture (in maniera più o meno diretta) nella propria opera.

Per lo sviluppo futuro della ricerca, si riproporrà la medesima metodologia di analisi sui testi della tradizione classica, che parimenti hanno affollato gli interessi di Giacomo Leopardi adolescente e che in gran quantità si trovano inesplorati negli archivi “Benedettucci” e del seminario di Recanati.

Appendix A

Bibliografía
  1. Blei, David (2013): “Topic modeling and digital humanities”, in: Journal of Digital Humanities 2. 1 <http://journalofdigitalhumanities.org/2-1/topic-modeling-and-digital-humanities-by-david-m-blei> [19.09.2021].
  2. Ciotti, Fabio (2016): “What’s in a Topic Model. I fondamenti del text mining negli studi letterari”, in: Digital Humanities 2016: Conference Abstracts. Kraków: Jagiellonian University & Pedagogical University 149-151.
  3. Hoover, David (2008): “Quantitative Analysis and Literary Studies”, in: A Companion to Digital Literary Studies (= Blackwell Companions to Literature and Culture). Oxford: Blackwell 517–533 <http://www.digitalhumanities.org/companion/view?docId=blackwell/9781405148641/9781405148641.xml&chunk.id=ss1-6-9&toc.depth=1&toc.id=ss1-6-9&brand=9781405148641_brand> [24.05.2021].
  4. Hoover, David (2013): “Textual Analysis”, in: Price, Kenneth M. / Siemens, Ray (eds.): Literary Studies in the Digital Age. Modern Language Association of America <http://dlsanthology.commons.mla.org/textual-analysis/> [24.05.2021].
  5. Moretti, Franco (2013): “Operationalizing: Or, the Function of Measurement in Literary Theory”, in: New Left Review 84: 103-119.
  6. Silvi, Daniele (2008): “L’analisi informatica del testo: una proposta di applicazione alle traduzioni”, in: Italianisti in Spagna, ispanisti in Italia: la traduzione. Atti del Convegno internazionale. Roma: Edizioni Q. 301-332.
  7. Silvi, Daniele (2017): Leopardi satirico. Dalla Batracomiomachia ai Paralipomeni. Roma: Universitalia.
  8. Silvi, Daniele (2018): Letteratura transmediale. Roma: Bordeaux Ed.
  9. Silvi, Daniele (2019): I Canti di Giacomo Leopardi nella cultura letteraria spagnola (1855-1920). Lecce: Milella.
  10. Underwood, Ted (2012a): “Topic modeling made just simple enough”, in: The Stone and the Shell (blog) <https://tedunderwood.wordpress.com/2012/04/07/topic-modeling-made-just-simple-enough> [19.09.2021].
  11. Underwood, Ted (2012b): “What Kinds of ‘topics’ Does Topic Modeling Actually Produce?”, in: The Stone and the Shell (blog) <http://tedunderwood.com/2012/04/01/what-kinds-of-topics-does-topic-modeling-actually-produce/> [24.05.2021].